main index Il Capobanda!!! Index of UNOFFICIAL Circumvesuviana Home Page Importante: l'indice delle pagine dedicate a Ghost in the Shell è qui!


Ghost in the Shell: Standalone Complex è la miglior serie animata che io abbia mai visto. Raccolgo in questa pagina alcuni appunti, senza la pretesa di duplicare lavori già fatti o di pubblicare qualcosa di nuovissimo sull'argomento (beh, onestamente una lettura del genere è abbastanza unica nel suo genere, sono umile e me ne vanto, ma c'è proprio da ammetterlo, dai, non fare quella faccia...!).

ATTENZIONE! WARNING!! SPOILER AHEAD!!! Questa pagina contiene un gran numero di considerazioni e citazioni che rovinerà la festa di chi non ha ancora visto la serie. Purtroppo, per spiegare cosa intendo, ho spesso bisogno di ricordare come vanno a finire le cose, e cosa c'era dietro, eliminando tutta la possibile suspence di chi ancora non l'ha vista almeno un paio di volte!!! ;-)
Uomo avvisato, mezzo salvato!


Nota: in questa pagina si tratta della prima serie di "Ghost in the Shell: Stand Alone Complex". Se cerchi la seconda serie, clicca qui! (ovviamente non puoi capire la seconda se non conosci niente della prima!).

Passiamo dunque all'indice...

Considerazioni preliminari:

Lista dei ventisei episodi. NOTA BENE: gli episodi marcati con "(s)" vanno visti in sequenza; per esempio il 4', il 5' e il 6' sono un'unica sequenza divisa in tre episodi (e per esempio vedere il solo 5' senza il 4' significa perdersi un sacco di cose e capirci assai poco). Per comprendere bene il senso di tutta la serie è comunque indispensabile vederli rigorosamente in ordine, dal primo all'ultimo, anche se gli episodi "non in sequenza" (come ad esempio il 1', il 2' e il 3') potrebbero essere seguiti singolarmente (ma non prima di aver visto l'intera serie).

  1. sezione 9 della pubblica sicurezza;
  2. dimostrazione di temerarietà - testamento;
  3. una piccola ribellione - l'androide ed io;
  4. l'apparecchio visivo che ride - il dispositivo intercettore (s);
  5. l'uccello da richiamo canterà - copertura (s);
  6. il balletto delle fotocopie - meme (s);
  7. idolatria - l'idolatra;
  8. persone benedette - cuori mancanti;
  9. l'uomo che scruta nelle oscurità della rete - chat! chat! chat!
  10. un giorno perfetto per la caccia nella giungla;
  11. nella foresta dei sub-imago - ritrattini;
  12. la fuga del Tachikoma; i sogni di un regista - fuga da...
  13. non uguali ai terroristi
  14. capitalismo automatizzato - YES
  15. il tempo delle macchine - macchine che desiderano
  16. crepe nell'armatura del cuore - ossido di argento
  17. il vero motivo della storia d'amore incompiuta - condividere tra angeli
  18. duetto assassino - eredità perduta
  19. incastrata in una rete equivoca - catturata
  20. cure rese inutili - re-view (s)
  21. ...delle tracce lasciate dietro - l'eliminatore... (s)
  22. corruzione - scandalo (s)
  23. l'equinozio del bene e del male (s)
  24. il giorno della caduta del castello solitario - annichilazione (s)
  25. pioggia di proiettili - sbarramento (s)
  26. sezione 9 della pubblica sicurezza, il ritorno - il complesso del ribelle solitario (s)

Cos'è "Ghost in the Shell"?

La serie manga di Ghost in the Shell è di Shirow Masamune ed è stata pubblicata nei primissimi anni novanta da Kappa Magazine qui in Italia.

È la storia di una sezione della pubblica sicurezza in Giappone in un futuro neanche troppo remoto (saremmo attorno all'anno 2030), un mondo simile al nostro ma ancora più invaso dalla tecnologia per quanto riguarda informatica e telecomunicazioni.

Ai manga seguì l'omonimo anime (film di animazione) Ghost in the Shell che ne ricalca per molti tratti la storia originale; c'è anche il secondo film, che però non ho ancora visto.

Ghost in the Shell: Standalone Complex è una produzione originale, un anime che cioè riprende poco o nulla dagli episodi del manga, ed è in forma di serie di episodi (26 in totale) da circa venticinque minuti l'uno, originariamente trasmessa in Giappone a cominciare da ottobre 2002.

L'animazione è di una qualità a dir poco eccezionale, con una sintesi tra disegno classico e computer-graphics da far impallidire; la trama è accattivante, e la colonna sonora è entusiasmante. Insomma, il lavoro fatto dai produttori (Production I.G., Bandai Visual, e Bandai Visual USA) è davvero eccezionale: questo è un capolavoro di animazione che surclassa assai ampiamente le più interessanti storie poliziesche o fantascientifiche degli ultimi decenni, sia che fossero in versione film, sia in forma di serie di episodi.

Ma quel che è ancora più interessante è la storia. L'autore riesce a trasmettere in modo convincente la sua visione del mondo e del senso delle cose. Si potrebbe addirittura qualificare come un "messaggio religioso", un po' sincretistico a dire la verità (ci sono elementi cristiani, elementi tradizionali di diverse correnti di pensiero e religiose dell'estremo oriente, il tutto con una spruzzata di panteismo - quando non sincretismo - e una malinconia pseudo-ecologista).


Visione del mondo?

La tesi, proposta goccia a goccia in ogni fotogramma di tutta la serie, è che l'uomo sia in fin dei conti un'ottima macchina, e che in un prossimo futuro un computer con sufficienti capacità di memoria, di calcolo, di comunicazioni, potrebbe giungere a realizzare un'anima.

Il titolo è Ghost in the Shell - letteralmente, "il fantasma nella conchiglia". Il nome in giapponese utilizza kanji assai difficili per chi non padroneggia bene quella lingua (che per la cronaca vanno letti kookaku kidotai) e quindi Shirow ha provveduto da solo a proporla col doppio titolo giapponese e inglese.

Solo che noi in italiano dovremmo tradurre più esattamente l'anima nel guscio - per ghost l'autore intende a tutti gli effetti quel concetto che noi possiamo correttamente esprimere in italiano come anima (quel livello della natura che ha preso coscienza di sé); lo stesso Shirow sembra talvolta crederci - se non con convinzione, almeno con nostalgia - ma lavora con pazienza certosina per indurre a pensare che l'anima sia in fin dei conti concettualmente paragonabile al software di un computer, per quanto "elaborata" possa essere.

Il termine shell - conchiglia, guscio - si riferisce ai "cybercervelli" costruiti con "microdispositivi" (nel testo chiamati micromachines), cioè cervelli umani potenziati da dispositivi interni (e perfino un guscio metallico di protezione, al posto della scatola cranica) che ne aumentano la capacità di memoria e di comunicazioni. Il rovescio della medaglia è che il cervello umano, in quelle condizioni "potenziate", è soggetto a virus o a manipolazioni (inserimento di falsi ricordi, sostituzione delle immagini e dei suoni che orecchie e occhi starebbero captando, etc).

La presenza della rete (ciò che sarà internet in futuro, stando alle considerazioni dell'autore), l'invasione incontrollata di sistemi di registrazione audio/video, la presenza di database riguardanti qualsiasi cosa esista, completano il quadro: per Shirow non solo l'uomo è una macchina, ma ne è destinato - avendo potenziato le macchine fino all'incredibile - a diventarne soggetto. Ed il corollario non immediato di questa considerazione sarebbe, per Masamune Shirow, che la tecnologia porterebbe presto al riconoscimento dell'uguaglianza tra l'uomo e la macchina. Dico "sarebbe" perché l'autore ha l'onestà di trarre le logiche conseguenze da ciò che racconta.

La serie manga è un po' un tentativo di proporre la tesi e far soldi; il primo film anime è una riproposizione puramente commerciale; questa serie è invece costruita in modo più complesso e ragionato (e la seconda serie non è da meno): non è una "storia ad episodi" ma un tema sviluppato fotogramma per fotogramma fin nei minimi particolari. L'ho vista e rivista numerose volte (non scherzo), cogliendo a poco a poco dettagli che prima mi sfuggivano. Inutile dire che la traduzione italiana fa perdere molti, molti, molti dettagli, a volte nascosti in assonanze, giochi di parole, citazioni di film e romanzi (abbondantissime)...


I protagonisti

Il protagonista principale è il maggiore Mòtoko Kusanàgi (attenzione: si legge "cusanàghi"; in più devo precisare che Motoko è un nome femminile, si capisce dal suffisso ko che in giapponese significa "figlia"), una donna il cui corpo è quasi totalmente cyborg fin da quando era bambina. L'autore si preoccupa anche di precisare che con l'avanzare dell'età, cioè quando il corpo cresce, chi è stato "cyborghizzato" deve subire successivi aggiustamenti e manutenzione finché il corpo biologico adulto non si stabilizza ed adegua sulle sue parti meccaniche.

Motoko comanda la squadra che è alle dirette dipendenze di Aramaki, il nonnetto che si pettina con un petardo (a giudicare dalla sua acconciatura) e che dipende direttamente dal capo del governo giapponese.

La squadra detta "sezione 9" (della pubblica sicurezza) è composta da pochi elementi: Bàtou, uno grande e grosso come un armadio, con due occhi "finti" (due gruppi ottici al posto degli occhi) poiché proviene da ranger, ambienti militari non meglio precisati; Tògusa, il meno "cyborghizzato" del gruppo, con moglie e figlia piccola; Ishikàwa, l'esperto informatico con tutti i crismi (barba, voce roca, etc); Pàzu, Sàito e Bòma, tre gregari, il primo sempre sportivo, ma dai modi poco eleganti, il secondo con un occhio ancor più bionico di quelli di Boma e Batou, altro ex militare, cecchino professionista; di Bòma (talvolta scritto Bomer) non sappiamo niente.

Infine, sette Tachikoma - robot armati con una forma che ricorda vagamente un ragno a quattro zampe, con una significativa voce infantile.

Basta, passiamo agli episodi...!



#01: public peace section 9 ("sezione 9 della pubblica sicurezza")

Primo episodio, si comincia con una scena d'azione. Il maggiore Kusanagi blocca un cyborg in caduta libera sparandogli una pistolettata al malleolo con una precisione fantascientifica: braccio cyborg, occhi cyborg, cervello con estensioni tecnologiche, riesce a centrare al primo colpo - impresa umanamente impossibile. Questa prima scena è già da considerare come il trailer di tutta la serie: in pochi secondi capiamo cosa ci dobbiamo aspettare fino alla fine.

Questo primo episodio, anche se dall'apparenza tipicamente fantascientifica, serve a proporre l'idea della normalità dei cyborg (uomini con parti meccaniche) ed androidi (robot dall'aspetto umano con al più un cybercervello con ancora qualcosa di umano) e contiene già quanto anticipato poche righe fa:

Nota: niente male come inizio, con le splendide adrenaliniche Run Rabbit Junk e Train Search come colonna sonora, più la Spotter nella fase di tensione da indagine.

Le sigle iniziale e finale (Inner Universe, in russo ed inglese, e Lithium Flower, in inglese) pure sono eccellenti, tant'è che fino alla fine della serie si continua ad apprezzarle (in particolare nell'ultimo episodio, quando Inner Universe viene eseguita per intero: la seconda parte è non meno bella della prima).


#02: proof of recklessness - testation ("dimostrazione di temerarietà - testamento")

Secondo episodio: un mecha da combattimento (il tank HAW-206) all'improvviso si ribella e se ne va in giro, con una logica, con uno scopo, qualcosa da fare che ha deciso autonomamente. Gli era stato infatti trasferito il cervello di una persona morta da poco tempo e il tank/uomo "pensa bene" di andare a vendicarsi.

Questo è esattamente il secondo passaggio di Shirow: l'idea che l'autore vuole trasmettere è che il cervello umano, in quanto macchina, può essere installato su un'altra macchina (tutt'altro che umana).

In questo modo l'autore ha ridotto il concetto di corpo di una persona ad un sistema biologico o meccanico (o un misto di entrambi) affermando che l'anima (il ghost) risiederebbe fisicamente nel cervello. A questo punto persone e macchine si differenzierebbero solo nella presenza del ghost (indipendentemente dalle capacità di calcolo). Col concetto di ghost l'autore sembra addirittura credere a tutti gli effetti all'esistenza dell'anima ma vedremo che la sua pretesa è di dare una consistenza "scientifica" alla sua convinzione, qualcosa che va oltre il concetto stesso di "anima" come si potrebbe convenientemente intendere nel seguire questa serie.

Altro spunto: Batou inserisce dell'olio naturale (anziché il solito olio sintetico) in un Tachikoma, con qualche piccolo risultato imprevisto, che non sarà affatto un riempitivo comico per la serie.

Ulteriore spunto preparatorio per ciò che verrà più avanti nella serie: uno dei Tachikoma viene parzialmente distrutto in combattimento, e gli altri Tachikoma lo invidiano perché per ripararlo gli faranno una completa analisi strutturale.

Attenzione: lo invidiano.

In questo punto della serie la cosa non desterebbe ancora sospetto, poiché siamo appena stati abituati che la psicologia dei Tachikoma è ancora programmata su quella del bambino tranquillo e ubbidiente, ma l'episodio è in stretta relazione al caso dell'olio naturale (per effetto del quale, suggerisce l'autore, il robot molto "bambino" ma molto "intelligente" comincia a provare l'invidia, cioè un sentimento).

Quando verrà bruciato il cervello dell'amico Kago, uno dei protagonisti di questo episodio proverà dolore (a differenza dei genitori di Kago): eppure in quel momento non era stato fatto altro che cortocircuitare un apparecchio elettronico! (o piuttosto uccidere un cervello vero tenuto in vita da micromachines? - Shirow è bravo ad instillare dubbi, ad insinuare, a suggerire, con delicatezza e con frequenza ciò a cui intende arrivare).

Kusanagi confermerà che nel momento in cui uccideva Kago (cioè gli bruciava il cervello - "bruciava" per l'appunto in senso "elettrotecnico"), Kago (ossia il tank "impazzito") provava un misto di emozioni, tra orgoglio e desiderio di vendetta.

Il quadro comincia a delinearsi in modo sempre più chiaro, ed infatti col terzo episodio avremo un ulteriore importante passo in avanti.


#03: a small rebellion - android and I ("una piccola ribellione - l'androide ed io")

Il caso in analisi: alcuni vecchi robot umanoidi JA-07 "Jerry", infiltrati da un virus, si "suicidano". L'autore del virus si era innamorato della sua Jerry e voleva eliminare tutti gli altri dalla circolazione.

Al momento dell'arresto, il Jerry sorprende tutti bloccando il suo amante. Togusa scopre che ciò che ha detto il Jerry in quegli ultimi momenti era una ripetizione delle battute di un vecchio film, ad eccezione delle ultimissime parole, che dovevano essere dovute al solo AI (artificial intelligence (engine), cioè software di intelligenza artificiale per l'interazione con gli esseri umani); ma l'AI del Jerry doveva essere poco più che un giocattolo, visto che il produttore stesso ne lamentava le difficoltà di apprendimento, di movimento e di parlato.

Dietro l'apparenza di poliziesco-sentimentale, l'episodio suggerisce delicatamente (siamo ancora agli inizi della serie) l'ipotesi che una macchina, anche arretrata, possa acquisire un livello di coscienza, di volontà, di emozioni: "...mi dispiace; ti amavo davvero" dice la Jerry al suo amante.

Kusanagi, Batou e Togusa si sono ritrovati di fronte ad un robot che, per quanto detto, sembrava aver imparato ad amare. Batou: "e questo Jerry... noi prima lo avevamo considerato un rottame?" - ma dimenticano velocemente la faccenda: è allo spettatore che deve rimanere il punto.


#04: the visual device laughs - interceptor ("l'apparecchio visivo che ride - il dispositivo intercettore")

Un dipendente della polizia scopre che nei suoi occhi sono stati installati a sua insaputa degli "interceptor" (ciò che lui vede, viene trasmesso altrove). Anche in questo caso l'autore della serie, se da un lato sembra affascinato da ciò che potrà (potrebbe) la tecnologia nei prossimi decenni, da un altro lato ama mostrarne i possibili limiti ed abusi.

Il plot della serie comincia finalmente a svelarsi: il caso dell'«uomo che ride» (Laughing Man) viene fuori, dopo essere stato appena appena anticipato (senza farne il nome esplicitamente) nei primi episodi.

Per andare più in fondo al caso, Motoko Kusanagi - col permesso del suo capo, Aramaki - "solletica" un po' i media "indipendenti" (presumibilmente non troppo controllati dal governo), ma quel che accade di lì a poco sorprende tutti: si assiste ad una perfetta opera di hacking da parte del misterioso Laughing Man, che oltre a controllare il cervello di uno dei conferenzieri, ha hackerato anche tutte le telecamere alla conferenza, e minaccia di morte un generale lì presente.

L'idea che questo episodio intende trasmettere è che più aumenta la tecnologia e ancor più aumentano i possibili abusi. Cioè l'idea (tutt'altro che fuori luogo, ma da ripensare per bene) che c'è un nesso tra l'evoluzione della tecnologia e quello della morale.

L'uomo è già oggi oggettivamente schiavo delle macchine - cosa succederebbe qui e adesso se all'improvviso i telefonini cellulari smettessero di funzionare per 24 ore? se un oggetto così "approssimativo" e "poco affidabile" come il telefonino cellulare (a causa della batteria, a causa della copertura di segnale, a causa dei possibili guasti o furti) è già considerato così essenziale e indispensabile, che panico potrebbe scatenarsi nel caso di guasti seri (pur se brevi) alla rete che li tiene su? Figurarsi per i servizi davvero essenziali da cui dipendiamo tutti i giorni...! Questo episodio della serie animata che sto commentando sembra mettere l'accento sul crimine "tipico" (odio verso una persona, odio verso un'organizzazione) ma lascia intendere l'impotenza di chiunque di fronte ad una situazione di vera emergenza.


#05: the inviting bird will chant - decoy ("l'uccello da richiamo canterà - copertura")

#06: the copycat dances - meme ("il balletto delle fotocopie - meme")

(nota: con "meme" si vorrebbe intendere la controparte informatica del "gene")

Un sospetto Laughing Man, trovato con troppa semplicità, viene scoperto essere una pedina importante di una grossa cospirazione. Ma viene ucciso prima che possa "cantare". Nel frattempo il "Laughing Man" è ancora presente sulla scena (addirittura più "Laughing Men" allo stesso tempo, sedicenti tali), assieme ad un probabile setup - una messinscena organizzata presumibilmente per incastrare gli uomini della sezione 9.

Questa coppia di episodi si conclude con l'arresto di una trentina abbondante di sedicenti Laughing Men e con un primo tassello per la soluzione del problema: la sezione 9 investigherà per conto suo.

Oltre che richiamare il tema dell'episodio 4, stavolta l'autore si concentra su un poliziesco/azione più classico, in cui si comincia ad intravedere un potere corrotto e qualcuno che comincia a svelare ciò che c'è dietro.

Come bonus aggiunto, c'è la questione - utilissima per il dipanarsi della trama della serie e ottima dal punto di vista dell'esposizione della sua tesi - che ci vorrà del tempo per stabilire se i sedicenti "Laughing Men" fossero influenzati da un virus o semplicemente vittime dalla trasmissione televisiva "hackerata" nel quarto episodio (a seguito della quale la loro emotività esplode).

Per la prima volta si suggerisce il significato del titolo: stand alone complex - "il complesso del ribelle solitario", emerso nel dialogo finale tra Aramaki e Kusanagi; anche in questo caso - come quando Togusa ipotizza che il Laughing Man sia un ragazzo - i nostri indovinano con molto anticipo ma non seguono la loro intuizione, poiché non hanno abbastanza elementi a sostegno (Aramaki: "non cercare di mettere già insieme pezzi di un mosaico ancora incompleto...").

Questo gruppo di tre episodi, oltre a stabilire un punto fisso per il plot più generico (quello che dovrebbe far classificare la serie come "fantascientifica" e/o "poliziesca"), servono anche e soprattutto a confermare e stabilizzare le idee già precedentemente presentate (i virus che prendono il controllo della volontà delle persone, etc).

Assolutamente grandiosa è la parte finale del sesto episodio: tre minuti con una colorazione surreale perfetta (sembra di sentirsi davvero in quel tardo pomeriggio di fine inverno) e una colonna sonora eccezionale. Si tratta di una canzone in inglese e italiano, cantata da Ilaria Graziano (del resto la sigla di apertura è in russo). Ecco il testo:

Exact lyrics for "Velveteen" (singing: Ilaria Graziano), as of the episode #06 of GITS:SAC; please update your lyrics/fansub/etc sites! :-)

Notice: the Italian text means: "To me, you are / the air I breathe, my food, what I see / you are magic! / and I feel that / I'm in love for high and infinite emotions, now! / A velveteen equation... / Magic, this is a true love".
Ghost in the Shell: Stand Alone Complex
Velveteen (Ilaria Graziano) - language: English and Italian

(I) find you in my fears
and in my fascination
I taste you in safe water and it drowns me

Paranoid and peaceful
inside a sweet addiction
velvety electrical reaction

(and) soft insanity
and I can't make it stop
live hallucination within a dream

Tu sei per me
l'aria che respiro, il mio cibo, ciò che osservo,
magico sei tu!
e sento che
sono innamorata di emozioni smisurate e infinite ormai!

A velveteen equation...

Magico, quest'è un grande amore,
magico, quest'è un grande amore...


#07: idolatry - the idolator ("idolatria - l'idolatra")

L'idolatria è per un eroe che, ormai morto da tempo, ha ancora in circolazione dei suoi cloni perché politicamente conviene averlo vivo, come simbolo per la gente. Marcelo Jarti ha bisogno di tornare di quando in quando in Giappone per "riallineare" le memorie del suo clone con le proprie.

In questo episodio l'autore suggerisce - alla fine - che il ghost sia duplicabile. Il passo è fondamentale per capire cosa vuole trasmettere l'intera serie: se il ghost - pur con qualche rischio - è duplicabile, allora non è più un'anima (anche come concetto vago a cui si possano attribuire una unicità, una autonomia, una volontà), ma un software.

Da qui è evidente che per l'autore l'uomo è una macchina con un software modificabile (cybercervelli), copiabile e taroccabile (riprogrammazione dei ricordi e dei movimenti fisici), e in fin dei conti clonabile (anche con le relative conseguenze morali: quelli della sezione 9 non trovano nulla di strano o particolarmente immorale nella faccenda, e si meravigliano solo che Jarti ha retto cinque volte alla "duplicazione del ghost"). L'uomo sarebbe dunque una macchina costruita con cellule viventi, che sarebbero solo un po' più complesse delle equivalenti elettroniche, basate sull'elettronica al silicio.

Le conseguenze di tutto ciò sono allucinanti. Come si noterà anche più avanti nella serie (ma in questo episodio visibile in modo particolare nella scena della sparatoria in albergo), il valore di un uomo non è differente da quello di un cyborg o di un androide che non ha nulla di umano (anche se il cyborg con la mitraglietta ha sangue rosso; il sangue sintetico delle "bambole" utilizzate come segretarie ("operator") dalla sezione 9 non è rosso) ed a quel punto anche la morte non avrebbe più senso - se non come fatto statistico: la morte di un pugno di poliziotti rei di aver osato troppo sarebbe in fin dei conti un episodio poco interessante - poiché il guasto di una macchina e la malattia o la morte di una persona sarebbero in fondo in fondo la stessa cosa (ciò che noi troviamo agghiacciante).

Fra l'altro chi ha il corpo più o meno robotizzato può (e deve) farsi riparare (più avanti nella serie Motoko e Batou parleranno della manutenzione periodica cui sono soggetti).

C'è un particolare: nessuno dei membri della sezione 9 morirà durante la serie; non credo che ciò sia per mere esigenze di copione (non è una serie per bambini, non vuole essere uno strappalacrime per adolescenti); credo però che l'autore abbia inteso con ciò mostrare l'esatto opposto.

Masamune Shirow è infatti troppo intelligente per lasciarsi andare allo stile Tex Willer (l'eroe che assieme ai suoi pards uccide qualche decina di persone ad ogni puntata e nessuno di loro muore mai, e si rimettono tutti velocissimamente da eventuali ferite).

Il fatto che i protagonisti della serie non restino colpiti mai gravemente mostra piuttosto proprio questa paura della morte da parte dell'autore. Nessuno di loro passa più di qualche momentaccio e qualche ferita da cui si può riavere a breve termine. È una "salute forzata", che non può essere tipica neppure degli agenti speciali più allenati e preparati (ad eccezione delle serie TV per bambini).

Insomma, l'autore oscilla tra una nostalgia dell'umano (inclusa la morte, di cui ha paura) ed il voler a tutti i costi "profetizzare" che l'uomo è una macchina (eccellente macchina) dotata di un gran software (eccellente software) e niente di più.

Una scena imperdibile: Batou che sorride a Gondou e poi lo arresta. C'è un lato molto umano nei tre agenti principali (Kusanagi, Batou, Togusa), ancor più che in Aramaki. Batou che sorride ironico è un tentativo di dimostrare che uno come lui, che è quasi una macchina, per discendenza umana resta ancora "molto umano". La scena sembrerebbe quasi insinuare che in un futuro al posto di Batou ci sarà una macchina che sorriderà ed effettuerà l'arresto.


#08: the blessed people - missing hearts ("persone fortunate - cuori mancanti")

Si indaga su un traffico di organi. Lo scopo di questa puntata è indurre a pensare che una volta che si "informatizza" il corpo umano, diventa perfettamente accettabile l'idea di un commercio di suoi "pezzi", anche se qualche stupida legge lo vieterà solo perché è nella stessa linea del vietare il furto. Questa cosa c'è già nel mondo di oggi, con la differenza che oggi il traffico di organi è considerato un gravissimo crimine ovunque; e la serie di Shirow sembra ipotizzare che in futuro potrebbe essere considerato assai più alla leggera.

Insomma, nell'era dei cybercervelli e dei cyberorgani, cambierebbe come risultato anche il senso comune e la percezione della morale.

Altro dettaglio interessante: una persona che si è fatta installare il cervello in una scatola meccanica dotata di zampe. L'uomo che ripudia il suo corpo (anche senza la scusa di "troppo malato") e sceglie di essere inscatolato in un cubo metallico grigio modello Jameson. Anche questo è un risultato che qualcuno chiamerebbe di alienazione, qualcun altro autismo, qualcun altro ancora di spersonalizzazione. Io piuttosto lo chiamerei debolezza (non ho al momento un termine più preciso); è una di quelle situazioni del tipo "se è possibile farlo ed io lo trovo comodo, perché non dovrei farlo?" (lo scopo della vita ridotta all'utilità del momento: davvero agghiacciante). Quel che mi diverte è ricordare che nel manga il Jameson fa una brutta fine.

Simpatica la scena dei maiali con il codice a barre impresso sulla loro pelle.

Curioso il fatto che proprio alla fine di uno degli episodi che maggiormente pone la questione della morale, sia Kusanagi a voler dare una lezione - cinica e moralistica - ai colpevoli. L'autore sembra così spalancare le porte al sentimentalismo, obiettando alla morale di essere frutto del solo raziocinio (ma non è solo per questo che il rigorismo delle leggi è oppressivo). Nel frattempo riesce a presentare ottimamente l'inquietudine e la tristezza che Kusanagi tiene compresse dentro di sé.

Grandiosa la scena di Batou alla fine dell'episodio: "ma no, non mi son fatto tanto male". Un altro tratto di umanità - e vedremo che Batou è in effetti il più umano di tutta la squadra, perfino più umano di Togusa (che è quello che ha un corpo più normale in termini biologici e una vita più normale in termini sociali e affettivi).


#09: the man that lurks in the darkness of the net - chat! chat! chat! ("l'uomo che scruta nelle oscurità della rete - chat! chat! chat!")

Kusanagi càpita in una chat sul Laughing Man in cui sono presenti sia un gregario del vero Laughing Man (incontreremo entrambi in un prossimo episodio), sia un uomo che ha capito molte cose.

L'episodio può apparire un po' cervellotico per chi è a caccia di azione e sparatorie, ma ripeto che lo scopo della serie non è per niente quello di presentare l'ennesima serie fantascientifica e poliziesca (se non come apparenza superficiale, per motivi di puro marketing).

Il maggiore Kusanagi scoprirà, a seguito della lunga discussione, la curiosa coincidenza tra il terrorismo del presunto "Laughing Man" e l'intervento sulla scena degli episodi 4-5-6, deducendo che il tutto non può essere opera di una sola persona. La lunghezza dell'episodio e le numerose citazioni lungo tutta la serie servono proprio a disorientare lo spettatore che preferirebbe la pappa già pronta (ed invece ci deve arrivare seguendo punto per punto gli indizi proposti; non è mica una serie per bambini rincitrulliti!)

E verso la fine, anche un breve incontro col gregario nella Virtual City Alpha (la casa-biblioteca del vero Laughing Man).

Esatto: gli scherzacci semi-terroristici attribuiti negli ultimi sei anni al Laughing Man... non erano del vero Laughing Man del famoso episodio di sei anni prima! Ed a tutto questo c'è una curiosa nascita di leggende metropolitane e merchandising a proposito di un personaggio che non ha mai definito sé stesso "Laughing Man"!

Nota: i "Flower Gas Melody" cantano la bellissima Trip City (presente nella colonna sonora della serie) con sullo sfondo il logo rotante del Laughing Man.


#10: the perfect day for a cruise in the jungle - jungle cruise ("un giorno perfetto per la caccia nella giungla - caccia nella giungla")

Batou è stato nei Rangers, e sa cos'è stata quella maledetta "operazione Sunset". Si porta quel male dentro - fra i suoi "errori del passato" - e non è impazzito solo perché presumibilmente non ha mai partecipato direttamente... ed ora un ranger impazzito ripete gli stessi crimini di tanti anni prima, cerca di far leva sulle sue emozioni per ottenere di chiudere in modo drastico la faccenda e senza sporcarsi le mani.

La rappresentazione dei due viscidi agenti della CIA è perfetta. Che la loro strategia sembri destinata al successo è confermata dall'ordine di Kusanagi a Togusa di controllare che Batou non si lasci prendere la mano. Per quanto "meccanizzati" e "cyborgizzati", gli uomini della sezione 9 sono per l'appunto ancora uomini. E Batou è - come ho già detto - il più umano di tutti.

C'è un che di malinconico nel titolo della colonna sonora originale: "sii umano" (Be Human). Sono disumani gli agenti della CIA (anche se non hanno nessuna cyborghizzazione), sono insensibili al dolore delle vittime, più disumani che lo stesso Marco Amoretti (americano a dispetto del nome; ma un americano con nome da americano non sarebbe stato credibile come ranger con gravi problemi mentali).

Amoretti ha paura solo di non poter continuare con i suoi crimini, e una volta incastrato chiede di essere ucciso, accettando perfino l'idea di essere torturato. Batou, per quanto teso, riesce a resistere alla tentazione di ucciderlo quando ce l'ha in pugno. Sembra un senso di pietà, ma di quella pietà ragionevole, non sentimentale, quella pietà quasi religiosa. Quando gli viene chiesto "dopotutto... non hai salvato qualcuno, stavolta?", lui evita di rispondere, ma un attimo dopo, nell'ultimissima scena, quando è al termine delle scale, lo si vede all'improvviso scappare.

Uno dei punti centrali dell'episodio è il fatto che la scena cambia immediatamente nel momento in cui ci si accorge che alla CIA hanno anche dei dossier riguardanti Batou. Questo infiltrarsi nei loro archivi da parte di Ishikawa dimostra che in un mondo così "informatizzato" non occorre più spostarsi dalla propria scrivania per vedere, sapere, fare, essere presenti.

Potrei dire che questo episodio mette a tema la misericordia, se non fosse che questo termine è diventato decisamente ambiguo e sentimentale ai giorni nostri.


#11: inside the forest of the sub-imagoes - portraitz ("nella foresta dei sub-imago - ritrattini")

Primissima scena interessante: Togusa, che pure è poco cyborghizzato, vede un'altalena muoversi da sola, come se qualcuno ci fosse stato sopra fino ad un momento prima. È il tema del "ti ho rubato gli occhi", e già lascia intendere che c'è il Laughing Man in giro.

Togusa si fa assumere come educatore in un ricovero per bambini che soffrono di malattie del cybercervello - che per lo più causano autismo o sete irrefrenabile di informazioni, per scoprire fughe di dati e tentativi di hacking. Quei bambini infatti sono una "riserva" di capacità di calcolo utilizzata dal Laughing Man. In uno degli ultimi episodi, Ishikawa farà la stessa cosa - utilizzerà i cybercervelli dei vecchietti al pachinko come render farm.

Il lunghissimo corridoio di postazioni di computer popolate da ragazzi "malati" intenti a navigare in rete sembra essere fatto per ricordare un trattamento al placebo. Ma è un altro indizio dell'alienazione, e della riduzione dell'uomo a terminale di una rete - e la rete non è altro che un'unica grande macchina. Per cui il risultato è una sorta di panteismo tecnologico.

Agghiaccianti (per lo spettatore) i momenti in cui Togusa scopre che la sua percezione della realtà è stata riprogrammata: non solo il disegno del Laughing Man - da cui esce un simbolo anziché un volto - ma anche la sequenza dell'eliminazione del cyborg armato (quando entra Kusanagi, si vede al posto del cadavere del cyborg una statua), e perfino la direttrice dell'istituto potrebbe essere stata un'esperienza simulata.

Il grande tema di questo episodio emerge dunque solo alla fine: se un bravo hacker può inserire nel tuo cervello ricordi e simulazioni di esperienze, allora la tua memoria cos'è? la tua percezione della realtà, cos'è? senza percezione della realtà è facile dire che non esiste la realtà - se non posso fidarmi dei miei occhi, delle mie orecchie, del mio cervello, cos'è la realtà? dov'è la realtà?

Fulvio mi fa notare che questo episodio è nettamente ispirato al film Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Milos Forman: in particolare, la direttrice della clinica ha la stessa acconciatura di quella del manicomio, gli inservienti di colore sono praticamente gli stessi, e anche un paziente (il personaggio del gigante pellerossa), tranne per il particolare dei capelli corti.

#12: tachikoma runaway; a movie director's dreams - escape from ("la fuga del Tachikoma; i sogni di un regista - fuga da...")

Doppio episodio, presumibilmente due episodi messi insieme all'ultimo momento.

Uno dei Tachikoma si "sveglia" un bel mattino e, a caccia di informazioni, se ne va bighellonando per la città. Fa amicizia con una bimba che cerca un cane che non c'è più (Locky, che traslitterato in giapponese suona come "ro-kki"), e comincia ad apprendere di emozioni, simpatie, affetti, a causa della differenza che gli umani vedono tra una macchina (sostituibile) ed un essere vivente (insostituibile con un clone una volta che ci si è affezionati). Commovente la scena in cui si commuove perfino il Tachikoma, con la sua prima lacrima (molto viscosa; la seconda lacrima sarà verso la fine della serie, e sarà molto più naturale, oleosa, "lacrimosa").

Kusanagi, attraverso una androide di servizio (che rivedremo anche nel venticinquesimo episodio), controlla assai preoccupata la scena: i Tachikoma sono strumenti (bene armati) della sezione 9, ed è pericoloso che delle armi comincino a sviluppare sentimenti e ad avere un io.

Il Tachikoma si intrufola in un cybercervello trovato al mercatino rionale e in qualche modo ne è "infettato" dalla sua umanità (ne riconosce perfino la presenza di un ghost).

Dunque, durante la prima metà dell'episodio il Tachikoma, che ha già acquisito un certo senso di autonomia a causa dell'olio naturale nei suoi ingranaggi, comincia ad umanizzarsi (attraverso la scoperta di quello strano cybercervello, e l'amicizia con la piccola Miki-chan).

Proverà ad interrogarsi anche sulla sua stessa esistenza; al ritorno dalla "fuga", proverà addirittura a negare la scappatella.

A Batou, accusato di vezzeggiare quel Tachikoma come se fosse un gatto, viene proibito di dare olio naturale agli altri Tachikoma. Ma già cominciamo a capire che, seppure in modo non del tutto cosciente, Batou ha già riconosciuto che il Tachikoma non è più una macchina...

Qui comincia la seconda parte dell'episodio: il maggiore Kusanagi si "immerge" nel cybercervello ritrovato dal Tachikoma ed assiste (in realtà virtuale) al film più bello e commovente mai visto. Era il cybercervello di un regista, e la cosa lascia un segno. L'idea che l'autore intende trasmettere è che le macchine non solo possano "contenere" emozioni (dati che ci risultino emozionanti), ma possano contenerle ad un livello tale da pensare che le emozioni stesse non siano che delle particolari combinazioni di dati valide per qualsiasi persona (il film che proietta, di cui non sapremo nulla, risulta infatti bellissimo e commovente per chiunque, perfino per una mente freddamente lucida e razionale come quella di Motoko).

Anche questo dettaglio è importante: Masamune Shirow intende portare fino alle estreme conseguenze la tesi che l'anima (il ghost) di un uomo non sarebbe altro che la versione biologica del software. Se le emozioni sono una combinazione particolare di stati della macchina-cervello, allora sono producibili e dunque riproducibili (questo gli serve a rafforzare l'idea dell'inserimento di "esperienze simulate", cioè di falsi ricordi - i nostri ricordi infatti sono spesso associati a particolari emozioni). E, avendolo stabilito per le emozioni, risulta facile (anche se barando un po') ammettere che tutto è riproducibile...

Note: eccellenti i due temi della prima parte, Tachikoma no iede e Rokki wa doko.


#13: not equal terrorist - not equal ("non uguali ai terroristi")

Operazione di salvataggio su un isolotto metallico abitato da una "brigata" di ecologisti fanatici e violenti, che hanno rifiutato la "cyborghizzazione" tout court (e con essa dunque la società). Il loro anarchismo violento, per quanto realistico, nel plot sembra piuttosto funzionale all'autoaffermazione di sé ("non hanno paura di morire nonostante non siano cyborg!", grida un Batou nervoso e preoccupato). Peraltro non sono molto preparati per la resistenza armata (e comunque dispongono solo di comuni armi da fuoco, ad eccezione dei missili anti-tank che compaiono alla fine).

Ricco di azione pura, come se ne vedrà solo verso episodi finali, questo episodio però pure piazza un'altra pietra miliare nella lenta ma progressiva ed inesorabile: un Tachikoma unirà oltre all'autonomia tipica del suo AI anche il piacere di combattere, che è un gradino ben più su della paura e del coraggio.

Primo caso: il Tachikoma suggerisce a Togusa di smettere di mormorare (e da quando in qua sarà diventato "simpaticamente impertinente?"); Kusanagi ci ride su, ma i prossimi eventi la metteranno definitivamente in guardia.

Secondo caso: il sopravvissuto degli SST ha un esaurimento nervoso dovuto all'aver tentato di connettersi col "leader" dell'isolotto. Con questo Masamune Shirow pretende di stabilire il nesso tra sistema nervoso e sistema informatico.

Terzo caso: il Tachikoma impaurisce per scherzo Togusa (e da quando in qua ha imparato a scherzare, per giunta in un momento serio come quello?). Shirow ci induce a pensare che come un bambino comincia a prendere coscienza, a far capricci, al pari il Tachikoma sta "crescendo"...

Quarto caso: la giovane arrestata non è Tokra Ekra ma sua figlia, che non ha un cybercervello (dietro la nuca non ha i sei connettori per i cavi). Non solo la differenza tra umani e "cyborghizzati" si affievolisce (tra un attimo sentiremo Batou allarmato perché quegli ecologisti non hanno paura di morire "nonostante non siano cyborg"), ma si insinua anche che non è affatto immediato distinguere tra un umano ed un cyborg. Una piccola conferma sarà tra qualche minuto nella scena dei ribelli che vogliono usare missili anti-tank contro il convertiplano simil-Osprey della sezione 9: ci mettono tempo a prendere la mira, mentre l'occhio-cyborg di Saito sarà immediato e preciso.

A questo punto comincia una grandiosa sequenza di azione da antologia del cinema.

Quinto caso: il Tachikoma ha usato proiettili ad alta velocità; esattamente ciò che poteva produrre il massimo risultato in quel momento, ma ciò si aggiungerà ai motivi di preoccupazione più tardi (un'arma con sentimenti umani non è più un arma ma un pericolo).

Sesto caso: il Tachikoma tutto ammaccato che spara senza economia con la sua mitragliatrice rotante a sei canne (simile all'attuale GAU-8 americana, discendente della remotissima Gatling della metà dell'ottocento) e alla fine grida: "che ve ne pare?". Saito lo sgrida: "pazzo! (baka-ru!) hai dimenticato che hai qualcuno nell'abitacolo?", ma si sente rispondere: "ehi, ehi, ma io voglio combattere ancora un po'!". Il Tachikoma addirittura prova gusto nel combattere.

Settimo caso: l'invecchiamento rapido di Tokra Ekra - il fatto di non essere "cyborghizzata", l'eccesso di cure "naturali" a fronte di malattie di una nuova epoca, e l'enigma è svelato alla fine dell'episodio. "Chissà cos'è successo in quei sedici anni" - "Vuoi saperlo? connettiti a lei" - connessione via cavo tra i due cybercervelli... a rischio di pazzia, di fusione dei due "io" - e su questo si tornerà in un successivo episodio.

Alcuni momenti divertentissimi dell'episodio a più alto grado di adrenalina dell'intera serie (almeno per il momento):



#14: automated capitalism - ¥€$ ("capitalismo automatizzato - ¥€$")

Splendida introduzione sulla moneta YE$ (yen, euro, $/dollaro) e sul suo prevedibile insuccesso - sembra ironizzare sulla creazione della moneta unica europea, le cui oscillazioni negli anni hanno fatto il contrario di ciò per cui era stata prevista.

In questo episodio vediamo un discreto numero di cyborg: da quello armato (da combattimento) alle "bambole" (cameriere), fino ai cani da guardia (i Cyclops-D prodotti dalla Honda, con motosega al posto dei denti).

Yokose Kanemoto è morto da tempo, ed aveva lasciato un suo software a giocare in borsa. Dunque, per l'autore, non solo il software va a "integrare" l'intelligenza e l'intuito umani, ma li va addirittura a sostituire. Di più: la sicaria non sa che Kanemoto è morto, ma nutre un desiderio di vendetta tipicamente umano, di chi è accecato dall'odio - anche questo è programmato in quell'androide.

Grandiosa scena di atterraggio di un convertiplano (simile agli attuali Osprey) per trasporto civile, su un "aeroporto"... oops, un'area aeroportuale ricavata dal tetto di un grattacielo. Oggi la cosa è impensabile per l'insaziabile sete di sicurezza del trasporto aereo, anche se tecnicamente fattibilissima (almeno per gli elicotteri).

Simpatica la scena in cui Kusanagi si lascia andare a causa dell'ansia e spara inutilmente ad una "bambola". Un attimo prima aveva deprecato quei "manichini senza ghost".

Altri indizi sulla scia principale voluta da Shirow:


#15: the time of the machines - machines désirantes ("il tempo delle macchine - macchine che desiderano")

E con questo episodio finalmente Masamune Shirow scopre tutte le sue carte più importanti. Ha l'aspetto di un episodio allegro e chiacchieroso a base di Tachikoma, ma è profondamente significativo.

Saito si lamenta di un nuovo dispositivo di puntamento appena giunto alla fase di collaudo: il dispositivo annullava tutti gli input umani e pretendeva di mirare da solo (il tema delle macchine che in fin dei conti sopraffanno l'uomo anche se a fin di bene, continua a tornare).

Le "bambole" umanoidi non danno fastidio perché sono strumenti di servizio poco intelligenti (che infatti non arrivano neppure a capire il paradosso dell'autoreferenzialità). I Tachikoma invece cominciano ad essere curiosi, a ragionare per conto proprio, a chiedersi quale sia il significato del superamento del limite posto tra l'uomo e la macchina. Addirittura capiscono di essere brutti proprio perché gli uomini non vogliono che la loro vita sia disturbata da un'intelligenza prossima a quella umana.

Scena grandiosa: il Tachikoma che indice l'assemblea e, dal suo "palco" grida: "Camerati! non possiamo far finta di niente ancora a lungo! non c'è tempo per preoccuparsi di come andrà a finire questa storia: potrebbe toccare a noi un domani!" - e gli altri: "cosa, cosa, cosa?" (in giapponese: nani-nani-nani nani-nani-naniiii!).

A vederla normalmente la scena potrebbe essere noiosa, ma vi garantisco che dopo tutte le premesse che ho fatto più su a proposito del pensiero filosofico-religioso di Shirow (quello che intende indurvi a credervi!) l'assemblea dei Tachikoma è assolutamente entusiasmante. Fra l'altro scopriamo che cominciano a farsi domande sul senso della vita, sul senso dell'esperienza (hanno tutti la memoria "sincronizzata" ogni giorno, quindi condividono tra loro le esperienze e i ricordi dei singoli).

Più tardi, il Tachikoma trattato come un gatto (che solletica addirittura l'invidia dei commilitoni, dicendo: "eh, Batou, tu non potresti fare nessuna esercitazione militare senza di me, vero?") parla a Batou di individualità, del senso di Dio, di un principio primo per capire le cose... Batou è assai perplesso perché non se lo aspettava, da una macchina (anzi, da un'arma, uno strumento di servizio!)

Ma c'è di più: i Tachikoma stavolta desiderano: desiderano sopravvivere! E pertanto cominciano a comportarsi da bravi robot in presenza di Kusanagi... "Phew! Come è andata?" - "Beh, mi è sembrato un modo di salutare davvero da robot!" - "Alé, evviva!".

Ed ancora, vanno perfino ad origliare per capire se Kusanagi ce l'ha con loro o no, con camuffamento termo-ottico all'interno della stessa "sezione 9"! Kusanagi ha già tirato le sue conclusioni: al prossimo episodio verranno mandati al laboratorio per essere riciclati o addirittura smantellati.


#16: chinks in the armor of the heart - Ag2O ("crepe nell'armatura del cuore / ossido di argento")

Altro bellissimo episodio, che fa capire quanto umano sia Batou.

La missione è tutta per lui, e la risolverà senza troppa fatica.

Eccezionali le scene iniziali: a differenza della "bambola" di servizio (che entrando da Batou tira fuori un sorriso programmato alla maniera delle persone più ipocrite che possiate immaginare), i Tachikoma sono più "umani" (al punto che si fa fatica a capire se stanno solo facendo finta di niente per non far intristire ulteriormente Batou).

Di fronte al vecchio volpone, Batou è un attore perfetto. Ma il primo incontro, quello in cui lo sfida a boxe, ha uno strano sapore: due uomini, con impianti meccanici in corpo, si sfidano sulle "debolezze" nell'utilizzo degli stessi. Vediamo combattere insomma due macchine con sentimenti umani. Grande pennellata dell'autore, eh?

Caso successivo: la moglie del boxeur, perfettamente umana, che si affezionerà a Batou perché è più umano, più comprensivo, di un marito che ormai è una "macchina", ha cioè un comportamento in fin dei conti prevedibile, come quelle persone che si danno tanto da fare nella loro vita con uno scopo preciso, scopo che però è più assimilabile ad un software che a un ideale (siamo alla versione elettronica dell'ideologia - di cui, per fortuna, Batou è immune).

Batou è freddo e severo con il suo ex eroe non solo per motivi di servizio, ma per la rabbia che ha in corpo per gli avvenimenti recenti (la perdita dei suoi "gatti" - i Tachikoma - la mancanza dell'affetto di una moglie, etc). Poco dopo l'arresto, la moglie del boxeur gli regala una bottiglia per la sua presunta moglie.

Rientrato in sede, Batou trattiene a stento la rabbia (sfascerà la bottiglia e i flaconi di olio naturale), andandosi a sfogare in palestra. Umano, semplicemente umano.


#17: the true reason for the unfinished love affair - angels' share ("il vero motivo della storia d'amore incompiuta - condividere tra angeli")

L'unico episodio ambientato all'estero, in un'Inghilterra un po' retró (la serie è ambientata attorno all'anno 2030), ed infatti lì le droghe sintetiche per i cybercervelli non vi trovebbero mercato.

A prima vista sembrerebbe una puntata parzialmente biografica su Aramaki, che incontra a Londra la sua vecchia fiamma notandone la fede al dito (di colore argenteo). Sono due "angeli" non nel senso religioso del termine, ma nel senso new-age - ossia due entità poco corporee, quasi (o del tutto) mancanti di fisicità.

Il vecchiaccio è freddo e calcolatore, come prevedibile, e a parte un po' di galateo non sembra avere granché spazio per i sentimenti. Dopotutto l'assalto improvviso della "polizia" conferma che il pasticcio è più grande di quel che si poteva pensare vedendo i due criminali fare irruzione.

La faccenda viene risolta da Aramaki e Kusanagi, pur impossibilitati a stare in contatto tra loro, ma dotati dello stesso metodo di lavoro (sarà Kusanagi ad avvisare la stampa, rallentando le operazioni quel tanto che basta): una sorta di allineamento delle intelligenze.

Aramaki sbaglia anche la citazione in vino veritas (che attribuisce ai britannici anziché ai romani), dandola per "la verità è nel vino" (laddove ai romani piaceva osservare che il vino era strumento per far abbassare il livello di autocontrollo e quindi di finzione).

A dispetto del titolo, l'amore in questione resta definitivamente incompiuto. Aramaki è sostanzialmente incapace di amare null'altro che il suo lavoro.

Questa è la puntata più "occidentale" di tutta la serie. Notevole che i giapponesi chiamino mafia anche la criminalità organizzata inglese.

Certo che comprare un apribottiglie per sessanta sterline dimostra che la paga di quelli della sezione 9 dev'essere alquanto altina...!

Un po' patetica la scena di quando per "distruggere le prove" vengono sparate un paio di pallottole su un display LCD. Il che, notoriamente, non distrugge nessuna funzionalità del computer...

Frattaglia comica d'oltremare: qualcuno "intelligente" dice che è ridicolo che la puntata presupponga che gli inglesi conoscano il giapponese. Evidentemente non sa che si suppone il contrario, che cioè i protagonisti, quando parlano con gli inglesi, parlano in inglese (ma per l'audience giapponese è chiaro che occorrono dialoghi in giapponese, anche in termini di inflessione e modi di dire). Naturalmente, l'audio giapponese è molto più gustoso di quello tradotto.


#18: assassination duet - lost heritage ("duetto assassino - eredità perduta")

Questa puntata ha un sapore un po' politico, che probabilmente possono capire solo i giapponesi. Un sottosegretario cinese viene in visita in Giappone per porgere scuse ufficiali da parte del suo paese (il che fa supporre che nella nostra realtà i giapponesi si siano stancati di scusarsi a ogni pié sospinto con gli USA, la Cina, etc). Ovviamente, nel plot dell'episodio c'è anche l'indagine per evitare un attentato al sottosegretario (a conferma dell'ipotesi che ho fatto un attimo fa).

L'ottima colonna sonora e la determinazione dell'attentatore al punto di non essere più umano (vedremo che il suo cybercervello è stato appropriatamente programmato da suo padre), in aggiunta a quanto visto negli episodi precedenti sembra confermare che l'autore della serie voglia distinguere tra un complesso "umano" (capace di sentimenti, di emozioni, etc) ed un complesso "macchina" (sistemi perfetti, programmati, determinati, prevedibili), ma la differenza tra i due àmbiti non sarebbe nella differenza biologica (esseri umani rispetto a macchine e animali) ma in qualcosa di più elevato. Per cui una macchina potrà diventare "umana", ed un uomo ridursi a "macchina" (attenzione alle virgolette), andando a sostenere l'ipotesi tanto cara all'autore, che l'anima sia semplicemente un software.

Si tratta insomma di un'evoluzione intelligente e ancor più sottile per convincere lo spettatore di quanto lentamente presentato nei primi quindici episodi della serie, dando più "prove" di quanto apparentemente sia necessario per fondare l'ipotesi su cui è costruita l'intero ciclo di ventisei episodi.

Da questo punto di vista, la serie manga era un primo tentativo alquanto rozzo, il primo film non superava in modo particolare quel livello, ma con questa serie - su cui c'è stato molto più tempo per la progettazione fin nei minimi dettagli - arriviamo davvero ad una sorta di "manifesto programmatico" di quella che possiamo considerare senza troppe esitazioni non solo una antropologia ma addirittura una forma religiosa, vagamente sincretistica, che ha il suo humus nell'informatizzazione massiccia dei nostri anni.

Grandiosa la scena in cui l'attentatore viene bloccato (un silenzio agghiacciante) e deliberatamente non viene spiegato come mai una simile esplosione non sembra "danneggiare" Kusanagi (che può praticamente cambiare il suo intero corpo meccanico ogni volta che è necessario).

L'autore gioca tra i "sentimenti" (vendetta programmata) e i sentimenti (la sincera tristezza della sorella dell'attentatore, in modo particolare quando risponde arigatoò gozàimas - "vi ringrazio" - ad Aramaki). Ed Aramaki, anche stavolta, fa oscillare le definizioni di "amico" e "collega", confermandosi più "macchina" che "umano".


#19: embraced by a disguised net - captivated ("incastrata in una rete equivoca - catturata")

Qui l'autore finalmente può permettersi di mostrare senza preliminari i limiti delle macchine (il sistema di sorveglianza che non aiuta a capire come mai una donna è stata fatta sparire da un momento all'altro in un luogo pubblico).

Anche questo episodio autonomo (l'ultimo autonomo della serie di ventisei episodi) è in prima apparenza un giallo, ma contiene diversi spunti interessanti.

Aramaki risolve "politicamente" la faccenda, in modo da far bruciare tanto un politico (a cui salvare la figlia, tra le sequestrate), tanto la carriera e le possibili scappatoie della sequestratrice. Aramaki è ancora una "macchina", e può pertanto fare leva sui sentimenti umani (più precisamente, far leva sul dolore e sulla paura di una persona che fino a quel momento era catalogabile come una "macchina": ed infatti Kanzaki accetterà il patto). Aramaki è esprit de geometrie, ma non sempre potrà aver ragione dell'esprit de finesse...

Da notare che non solo si rimarca ancora la possibile confusione tra "umano" (bene) e "macchina" (male), ma si prepara la strada ad una sorta di contrattacco del "bene" (Kanzaki troverà il modo di mettere sulla buona strada l'indagine finale di Aramaki, in uno degli ultimi episodi).

Grande la scena in cui Togusa dice "per un attimo ho rivisto tutta la mia vita davanti agli occhi" (perfettamente umano) e Batou che precisa di aver detto "ancora vivo?" parlando della sequestratrice: la tensione non si deve allentare, la paura sì.


#20: vanished medication - re-view ("cure rese inutili - re-view")

Dal ventesimo episodio in poi è un crescendo continuo che risolve il plot dell'intera serie (per chi si ferma ad una prima lettura) e mette i puntini sulle "i" lasciate in sospeso qua e là.

L'intero episodio è dedicato a riaprire un po' di teorie sui cybercervelli e le micromachines. La citazione di Catcher in the Rye ("Il giovane Holden", di Salinger) è in fin dei conti solo un pretesto per estrapolare da un romanzo tanto fastidioso e brutto quanto famoso, una frase interessante e abbastanza ardua da tradurre in italiano (vedi qui per il resto dei commenti).

Sarà l'intuito di Togusa (in fin dei conti l'uomo che ha risolto il caso dello Stand Alone Complex), intuito puramente "umano" (è sua moglie, la presenza e l'affetto di sua moglie, a tenerlo lontano dalla tentazione di diventare una "macchina" - anche se spesso e volentieri sembra averne la determinazione), a comporre la base per l'indagine e ad arrivare, faticosamente, a far imboccare la strada giusta alla sezione 9.

La storia-documentario che si dipana in questo episodio serve all'autore a spiegare che la nascita della tecnologia dei cybercervelli avrebbe risentito comunque di cospirazioni e battaglie economiche molto oltre il limite della legalità. Il simbolo della Sunflower Society (l'associazione Girasole) ricorda vagamente quello del Laughing Man e Togusa va a fare una visita finalmente produttiva. E anche stavolta corre il rischio di perdere la vita (a differenza del cyborg Gayle a cui i proiettili delle pistole fanno il solletico).

Togusa viene colpito al petto, all'altezza del polmone destro (un punto critico, avrebbe dovuto rimetterci le penne in pochi istanti), ma si rimetterà presto.

La sequenza dal black-out fino alla caduta di Togusa è una delle più spettacolari della serie.


#21: left-behind trace - eraser ("l'eliminatore... delle tracce lasciate dietro")

Batou è talmente colpito da ciò che ha visto e vissuto Togusa (dati trasferiti via cavo nel suo cybercervello come in quello degli altri) da essere temporaneamente assegnato ad un incarico in cui non farà troppi danni.

Di grande effetto la scena dell'intercettazione alla Echelon delle comunicazioni dell'intero Giappone in tempo reale. La cosa è ovviamente fantascientifica (già spiegato qui il motivo), e qui voglio solo aggiungere "l'effetto Big Brother" tipico di molta letteratura fantascientifica, con un pizzico di parallel processing che è un'anticipazione del presente e del prossimo futuro reali. Del resto le forze dell'ordine dei nostri giorni si servono necessariamente di intercettazioni ambientali, che suppongo più fantasiose di quanto TV e romanzi possano farci immaginare.

Il Laughing Man usa un po' di minuti dell'episodio per fare una lunga predica all'anziano Imakurusu che può testimoniare per sbrigliare il caso.

Da qui in poi comincia una lunghissima sequenza di azione che durerà fino al termine del venticinquesimo episodio.

Gayle, alla guida dell'MSDF-303, e con grande probabilità avendo ordine di far fuori gli agenti della sezione 9 (prioritario rispetto al far fuori Imakurusu), abbocca all'esca e se la prende con Kusanagi. Riesce a bloccarla e a danneggiarla, ma neppure schiacciandole la testa ottiene di ucciderla (al contrario, la nervosissima Motoko gli sparerà una serie di colpi di grosso calibro in punti non fatali).

Il caso notevole è che Gayle - cyborg - stavolta ha paura di morire, e chiede pietà ("non riesco a respirare") e, vedremo, collaborerà con la giustizia. L'autore intende deliberatamente mantenere un sufficiente livello di confusione tra i confini del puramente "umano" (la reazione di Batou al vedersi "rubati gli occhi" dal Laughing Man, la richiesta di pietà di Gayle, l'ira di Kusanagi) e del puramente "macchina" (la segretaria di Niimi che provvede personalmente a far fuori Imakurusu, confermando che anche loro sono pedine e che la cospirazione è ad un livello assai più alto del loro).


#22: corporate graft - scandal ("corruzione - scandalo")

L'inchiesta muove i primi seri passi: arrestato Niimi, ad Aramaki viene informalmente confermato che il mandante di tutto è un intoccabile segretario di partito.

Il tentativo patetico di incastrare Aramaki fa leva sul suo presunto amore familiare (e amore per l'onore) del fratello. Per una volta Aramaki è un pochino meno freddo e calcolatore del solito. Ma a tentare di incastrarlo sono proprio alcuni membri superstiti della squadra d'assalto comandata da Gayle. Batou fa un lavoretto da professionista d'alto livello (e con un'intuito tutto umano).

E nel frattempo tentano di far fuori anche la Kusanagi mentre fa la classica procedura di reinstallazione del proprio ghost in un altro corpo (come già detto più volte, secondo l'idea dell'autore, il ghost - cioè l'anima - sarebbe trasferibile così come si copia un software da un computer all'altro). Comica la sezione della disabilitazione R/G/B (avrei supposto si trattasse di un C/Y/M/K, o comunque di un R/G/B/I con sensori di tipo Foveon). L'intuito di Motoko Kusanagi evidentemente è meno geniale di quello di Batou (anche se a cultura non scherza). Ma il punto centrale è lo scambio "dati" tra il Laughing Man e Motoko.

E infine, il "cyber-suicidio" che rende una persona "inabile a testimoniare": riferimento fin troppo esplicito al fatto che una volta "cyborghizzati", i cervelli umani rientrino in un meccanismo ancora più semplice da usare in sede legale (una deliberata sorta di confusione sentimentale, direi, per dare come già scontata l'idea che l'uomo-macchina sia automaticamente accettato: la macchina non è più uno strumento di sostegno, come può esserlo oggi un computer, ma è parte integrante dell'uomo, come se avesse già di suo personalità giuridica indipendentemente dall'uomo!)


#23: equinox of good & evil - equinox (l'equinozio del bene e del male)

L'idea iniziale, ripetuta e confermata per l'ennesima volta, è che un buon hacker può cancellare le tracce di ciò che la gente ha visto o pensa di aver visto. Questo è un tema che ricorreva continuamente nelle puntate precedenti, e serve a far passare l'idea che la realtà non sia ciò che è reale e "sensibile", ma sia qualcosa che noi "cyborghizzati" non potremmo cogliere se non a frattaglie, mai più fidandoci di quello che vediamo. Una sorta di "Matrix ante litteram", nella famosa scena in cui Morpheus dice a Neo che la realtà non era quello che Neo aveva sempre visto e vissuto, ma una pura "costruzione" informatica.

Il guaio, se cominciassimo anche lontanamente a credere a queste cose (cioè a non credere più a ciò che vediamo, sentiamo, viviamo), allora cancelleremmo il nostro rapporto con la realtà. Uno strumento che non ci indica quello che vogliamo sapere, non vale la pena di essere controllato; se avete un tachimetro con la lancetta che indica qualcosa di casuale anziché la velocità di quel momento, allora non lo guarderete più. Il che significa che non ci fideremmo più dei nostri occhi (per il solo dubbio che possano essere stati "hackerati") e quindi vivremmo di stimoli programmati dall'esterno! Smettere di fidarsi della realtà significa dare carta bianca a chi te la vuole "programmare". Esattamente ciò che Matrix ha voluto nascondere.

Geniale la scena del sostituirsi al vero Laughing Man, proprio in virtù delle cose apprese da lui. Ma stavolta la "realtà" non è stata programmata alla perfezione, perché non c'è solo la sezione 9 a giocare sporco...


#24: the day the lone castle fell - annihilation (il giorno della caduta del castello solitario - annichilazione)

Il livello di adrenalina sale spaventosamente, e questo è uno degli episodi più scatenati. È impossibile mettere nei guai il segretario generale del partito con le elezioni alle porte, e allora la questione prende una diversa piega. E contro la sezione 9 verrà schierata la più feroce delle squadre della Marina: i Sea Ghosts, con armi, metodi e uomini più che professionisti (al punto che "ufficialmente non esistono"). E la battaglia proseguirà sui media.

Stavolta ci sono sei MSDF-303 in assetto da guerra, e nonostante la piacevolissima scena di Batou che spara con una mitragliatrice tipo Gatling o gli altri con mitra e bazooka, e poi la successiva fuga, non andrà tutto a rose e fiori.

Ancora una volta, a dare una spallata al nemico saranno piccoli umanissimi dettagli. La breve scena della sigaretta fumata entrando nel bar con programmatissima nonchalance è da antologia del cinema.

Ma la scena del nonnetto e il Tachikoma prepara i sentimenti per quello che verrà affermato solennemente all'inizio del prossimo episodio...


#25: rain of bullets - barrage (pioggia di proiettili - sbarramento)

La scena tra il Tachikoma ed il nonnetto ha un che di religioso, ma d'altri tempi. Per qualche misterioso motivo il nonnetto capisce quanto è umano il Tachikoma, capisce le sue preoccupazioni, e gli regala nientemeno che una granata che aveva conservato nel suo scatolone di effetti personali da chissà quanto tempo. I Tachikoma superstiti, quelli che per diversi motivi non sono stati smantellati, hanno ora un'arma (un'unica arma, un unico colpo). La scena ha un che di commovente, che ci fa per un attimo dimenticare che il "passo" l'autore lo ha già fatto: una persona assai anziana (dunque presumibilmente senza impianti cyborg) fa "testamento" (regalando tutto ciò che possiede, a costo di perdere la presenza del Tachikoma e dell'affetto reciproco) come se si trattasse della persona che più l'ha voluto bene durante la sua vecchiaia. L'autore, insomma, presenta sfacciatamente il Tachikoma come ormai umano (umanizzato) a tutti gli effetti. Davvero commovente.

L'adrenalina è ai massimi livelli, tenetevi forte. La guerra sui media viene fortunosamente avviata, e i Tachikoma sono coscienti di essere qualcosa più che meri strumenti che devono fare il loro dovere. Ed avendo in memoria l'esperienza della "morte" (per sincronizzazione con la memoria dei Tachikoma già smantellati) decidono di andare a salvare Batou, il loro amico, dal quale hanno di fatto ricevuto in totale solo qualche complimento e - in un solo caso - olio naturale anziché olio sintetico per la lubrificazione. Questo atto d'amore dell'olio naturale è una sorta di raffigurazione dell'iniezione (infusione) dell'anima (anche l'inserimento dell'olio ha questa forma visiva, ricordate il secondo episodio?).

Batou se la cava anche se solo con una pistola nei confronti di un mitra di grosso calibro brandito da un MSDF-303. E le lezioni del Laughing Man pure gli saranno utili un attimo più tardi. Entrambi i casi sono solo dell'intuito umano. Batou è perfettamente umano, anche per aver scelto di recuperare l'orologio dalla casa di Kusanagi, e per aver individuato il punto dove "sicuramente" avrebbe trovato delle armi (bombe a mano). Ma paradossalmente sarà l'umanità dei soldati a bordo dei MSDF-303 a tradirli.

La scena del salvataggio di Batou è il punto più spettacolare e commovente di tutta la serie di 26 episodi. Sinceramente commovente, e preparato con estrema precisione da tutti i precedenti casi di dimostrazione graduale della umanità di queste macchine intelligenti (intelligenti, pensanti, capaci di emozioni, di affetti: l'autore ha centellinato ogni passaggio da episodio a episodio). Alla fine la macchina è talmente umana da aver imparato ad amare fino al punto di sacrificare sé stessa.

La lunga scena ha un marcato sapore cattolico (e non solo per la statua della Beata Vergine entro cui si nasconde la Kusanagi). A tutt'oggi i giapponesi, per quanto oramai "decattolicizzati" fin dal tempo della cacciata dei gesuiti, conservano ancora un certo fascino per la fede cristiana nei suoi aspetti più cattolici (e la cosa è abilmente riversata in questa serie). Quella specie di "fretta" dei minuti successivi pure è studiata per evitare di perdere il filo del discorso (un'attenzione eccessiva all'aspetto religioso avrebbe potuto indurre erroneamente a pensare l'intera serie come infarcita di simbolismi cattolici anziché essere una serie "a tesi" in cui si vuole presentare ben altro).

La scena madre, di otto minuti e passa, è da sola il sunto di tutta la serie di episodi, di quello che l'autore ha voluto trasmettere.

All'autore sfugge solo un piccolo dubbio. Che l'infusione dell'anima così come è intesa dai cattolici, sia davvero possibile anche agli uomini con le macchine? Il dubbio è consistente perché è l'unico momento di tutta la serie in cui l'autore, dopo aver affermato tutta una tesi, si trova a sentirla egli stesso attaccata da un pur piccolo filo di dubbio.

Certo, noi sappiamo che a volte per presentare credibilmente una tesi è opportuno darla per ipotesi in modo che gli ascoltatori, credendosi intelligenti, scelgano di aderirvi. Come direbbe la Flannery O'Connor, il demonio (l'autore) non ti direbbe "Dio non esiste" (con tutto ciò che ne consegue: gli uomini sono uomini e le macchine sono macchine, e l'anima - cioè il livello di presa di coscienza di sé stessi e della realtà - è stata data solo agli uomini, e non alle macchine o agli animali), ma ti chiederebbe "secondo te Dio sarebbe inutile?" (in modo che tu, sentendoti intelligente, sentendoti interrogato non su un fatto evidente e verificabile ma su una opinione, subito risponda "beh, in effetti non mi è tanto utile": tautologico, perché il fatto di chiedertelo ha già instillato un dubbio, e la tua presunta opinione è solo un fare eco della domanda sostituendo il punto interrogativo col punto esclamativo - tautologia, appunto).

E, da parte dell'autore, se la caratteristica umana è ereditabile dalle macchine costruite dall'uomo, allora non esiste più un livello unico della natura che prende coscienza di sé stessa, non esiste più un Dio creatore, ma il "Dio" consisterebbe nelle cose fatte, da fare, da vivere e da far vivere - sarebbe dunque uguale alla natura e alle cose viventi e alle azioni più o meno casuali di uomini e macchine.
Insomma, la tesi dell'autore è fondamentalmente panteistica, sia pure annacquata da buddismo, scintoismo, "tecnologismo", e perfino una spruzzatina di cattolicesimo che fa sempre "bello": non a caso, per fare un ultimo esempio, in Giappone il matrimonio con rito cattolico (cattolico almeno nelle apparenze) è una moda (probabilmente è considerato più serio del matrimonio "normale").

Note: commovente la colonna sonora (Good Bye, My Master) che rende perfettamente l'idea del Tachikoma "umano".


#26: security section 9, once again - stand alone complex (sezione 9 della pubblica sicurezza, il ritorno - il complesso del ribelle solitario)

Puntata conclusiva relativamente tranquilla, con un prevedibile colpo di scena a proposito del Laughing Man (più i soliti pizzichi di sale per preparare una seconda ondata di episodi).

Impagabile il sorriso di Batou nelle ultime scene.

Ma subito dopo c'è il testamento (testation), di cui spero di parlarvi presto su questo mio arciportentoso sito intrunat...!


Clamoroso! Ho messo su questa pagina verso l'estate del 2004, e a distanza di due anni (fine maggio 2006) ho ricevuto questa email:

Carissimo,
sono una delle adattrici dei dialoghi della serie "Ghost in the Shell" (per l'esattezza, ho curato la versione italiana degli episodi 11, 12, 13, 14, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26) e volevo ringraziarti per la precisa e accuratissima analisi che hai fatto.
Prima di affrontare l'adattamento della serie, ho letto con molto interesse i tuoi commenti, che sono stati una grande fonte d'ispirazione e mi hanno aiutata a svolgere meglio il mio lavoro. Se avrai modo di vedere la versione italiana e vorrai esprimere un tuo giudizio sugli episodi che ho curato, sarò ben felice di ascoltarlo.
Grazie ancora
Silvia Bacinelli

UÀ!! Sono commosso! Non avrei mai immaginato che questa pagina (scritta quasi come sfogo) potesse tornare utile a una cosa del genere! :-) (in tutta sincerità, avevo a lungo temuto che in Italia non avremmo mai visto tradotta la serie Ghost in the Shell). temuto che in Italia non sarebbe mai arrivata!). Evviva!! :-)


Batou

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