main index Il Capobanda!!! Index of UNOFFICIAL Circumvesuviana Home Page Questa mia caotica pagina di appunti è dedicata a Flannery O'Connor, la mia scrittrice preferita.

CLAMOROSO: ho letto "La saggezza nel sangue" (Wise Blood), presto scriverò qualche altra nota. Raccomando CALDAMENTE di leggere prima i suoi racconti e POI leggere questo romanzo!

I simply love Flannery O'Connor! (click here for a great site, or here for another site). There's also this... er... uh... Flannery blog, yes! :-)

Mary Flannery O'Connor (1925-1964) è annoverata tra i narratori più importanti del Novecento americano. Per questo motivo, negli ultimi anni, c'è un'abominevole valanga di scritti e un fiume di inchiostro (in piena) che la riguarda - per lo più di studentelli che devono presentare un lavoro scritto per superare qualche esame.

Un amico dalla Nuova Zelanda mi scriveva: "sono convinto che un giorno lei sarà canonizzata e sarà una di quei santi non proprio «sentimentale all'acqua di rose»".
Inutile precisare che io sono pienamente d'accordo.


Clicca qui per l'indice generale del sito Questa pagina, un umile ma poderoso omaggio alla mia vanità, riporta alcune (SOLO alcune) delle cose che mi hanno colpito (non soltanto diverse pregiate chicche della sua squisita e delicata sensibilità), e Flannery (seduta) e le amiche di famiglia che non sempre troveranno spazio nella miriade di essays spesso non letti neppure dai prof che lo richiedono come «compito per lunedì prossimo» (piccolo aneddoto: qualcuno ha registrato addirittura il domain "flanneryoconner.com" (viva la grammatica!) e per $49.95 vende degli essay da cinque pagine, pronti da presentare al professore. Sublime. Talvolta capita che qualche studentello venga però ignominiosamente scoperto...)


A 16 anni è già famosa per la sua collezione di rifiuti di pubblicare da parte degli editori... Da cliccare, in giro, non c'è molto (ho ovviamente escluso librerie, siti di essay e siti di tesine studentelli). Ho dovuto cliccare sodo per trovare un paio di foto almeno decenti (quelle che vedete in questa pagina). Ho trovato perfino un fan club su Yahoo sul quale mi sono registrato, ma data la mia notoria selvaggia passione per queste cose, penso che risponderò solo alle email (qualora arrivino).


Bibliografia in mio possesso, prossimamente arricchita da altri titoli (ovvero quando le librerie di mia "fiducia" si decideranno a consegnarmi):

Sul sito di Tempi ci sono numerosi articoli dedicati a lei.


Prima gustosissima potente citazione (E VAI!):

Tutti quelli che hanno letto La saggezza nel sangue mi credono una zoticona nichilista, mentre in televisione vorrei dare l'impressione di essere una zoticona tomista, ma vedrai che non mi verrà niente di meglio da dire a Mr Harvey Breit che «Eh?» e «Ah boh». Mi sa tanto che al rientro mi toccherà stare tre mesi giorno e notte nello stazzo del pollame per neutralizzare gli influssi negativi.
[...]
Poi ho ricevuto un messaggio da due studenti di teologia di Alexandria i quali dicevano che dopo aver letto La saggezza nel sangue mi avevano eletta a la loro «pin-up girl»: a tutt'oggi l'encomio più atroce.
[...]
Ho sempre davanti agli occhi l'immagine del mio cipiglio glaciale trasmesso in tutta la nazione a milioni di bambini che attendono impazienti l'arrivo di Batman.
(da una sua lettera del 18 maggio 1955)

Flannery O'Connor: "una delle tendenze della nostra epoca è di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio, e una volta screditata la sua bontà, aver chiuso il conto con lui."


Flannery O'Connor descrive il matrimonio di un conoscente:

Beh, era abbastanza matrimoniale come cosa, con le damigelle d'onore in sei gusti diversi, e i bambini con le candele che gocciolavano cera, e un cadaverico predicatore in pantaloni bianchi, giacca blu e cravatta a strisce nere e gialle. E a mia madre sempre l'incidente più tragico: qualcuno che mette una tazza umida di punch sulla sua Bibbia...

Flannery O'Connor parla del "lettore cattolico medio" (in "La Chiesa e lo scrittore di narrativa", citato da "Nel territorio del diavolo"):

Se si arrivasse a snidare il lettore cattolico medio attraverso le paludi di "lettere al direttore" e altri luoghi dove esce per un attimo allo scoperto, ci si accorgerebbe che è più manicheo di quanto la Chiesa non gli permetta. Separando quanto più è possibile natura e grazia, ha ridotto la sua concezione del soprannaturale ad un pio cliché e ormai è capace di riconoscere la natura della letteratura in due sole forme: il sentimentale e l'osceno. Sembrerebbe prediligere la prima, pur essendo una vera autorità nella seconda, ma di solito la somiglianza tra le due gli sfugge. Dimentica che la sentimentalità è un eccesso, una deformazione del sentimento, più che altro nel senso di un'enfasi eccessiva sull'innocenza, e che l'innocenza, qualora eccessivamente enfatizzata, nella normale condizione umana tende - è legge di natura - a trasformarsi nel suo contrario. Con la Caduta abbiamo perso l'innocenza, e il nostro ritorno a quello stato avviene attraverso la Redenzione determinata dalla morte di Cristo e dal nostro lento parteciparvi. La sentimentalità, saltando a pié pari questo processo nella sua realtà concreta, è un approdo prematuro ad un illusorio stato di innocenza che evoca fortemente il suo contrario. D'altro canto la pornografia è essenzialmente sentimentale, poiché omette il legame tra il sesso e il suo scopo nudo e crudo, disgiungendolo dal significato che ha nella vita, tanto da farne semplicemente un'esperienza fine a se stessa.


"I mortally and strongly defend the right of the artist to select a negative aspect of the world to portray and as the world gets more materialistic there will be more to select from. Of course you are only enabled to see what is black by having light to see it by. Flannery a due anni, insieme alla madre Regina Cline Furthermore the light you see by may be to altogether outside of the work itself."

Traduco io, traduco io! Ecco cosa dice: "Difenderò con la forza e fino alla morte il diritto di un artista alla scelta di rappresentare un aspetto negativo del mondo, e dato che il mondo sta diventando più materialista, la scelta sarà molto più facile. Ovviamente per cogliere ciò che è nero hai bisogno di una qualche luce per vederlo tale. Per di più, la luce che ti fa vedere può essere contemporaneamente al di fuori dello stesso lavoro [dell'artista]." (da una lettera dell'8 settembre 1956; citazione ricevuta in inglese e al momento ancora non verificata alla lettera).


Polli, oche e pavoni sono la sua passione (E VAI!!!!). A cinque anni insegna ad un pollo a camminare "in retromarcia" (POTENTE!) Alleva quaglie, va a cavallo senza sella (PUTENTE!), crea gioielli di masonite. Nel 1941 cuce dei vestiti per le sue galline, di una raffinatezza tutta femminile. Per il colonnello Eggbert (un pollo Bantam grigio) cuce un cappotto di piqué bianco, con collo in trine e due bottoni sul dorso (ALÉ!). Sempre a sedici anni, porta a scuola il papero Herman come modello per un disegno nell'ora di educazione artistica, e successivamente anche il gallo Ailé Selassié per lo stesso motivo. Sa suonare il clarinetto, la fisarmonica, e perfino la viola. A vent'anni si diploma in inglese e scienze sociali; all'università dirigeva il giornale studentesco, la rivista trimestrale e l'annuario (mica briciole!). Disegnava anche cartoons (che però il New Yorker non volle acquistare).

Nel 1946 alcuni suoi racconti le meritarono una borsa di studio con la quale si iscrisse ad una Scuola per Scrittori. Nel 1947 vinceva un premio di 750 dollari (aveva ventidue anni!). Nel 1953 scriveva seriamente: "Ho intenzione di diventare l'Autorità Mondiale sui Pavoni, e spero che una volta o l'altra mi offrano una cattedra alla Facoltà di Pollamologia".

Altre citazioni dalle sue lettere:


I racconti della O'Connor erano in funzione di un pubblico protestante, cioè probabilmente la platea più ostica (più avvezza e familiare a sentimentalismi, fondamentalismi biblici, etc), ma penso seriamente che li potrebbe apprezzare anche un ateo (così è stato; altrimenti lei sarebbe stata relegata nella classe degli scrittori di "roba edificatoria", cioè favolette per bimbi cretini; e invece è unanimemente considerata una dei maggiori "novelist" americani!).

Ho riletto di recente alcuni suoi racconti e ancora non ci trovo crepe. Mi sono invece accorto che alcune mie amiche somigliano proprio parecchio alla protagonista de "Il racconto" (sia quando va a fare compere sia quando si siede e pensa a quale racconto scrivere!!!), di una tristezza autoalimentata e fondata solidamente sui due pilastri della pigrizia e della fuga dalla realtà. Mi viene quasi da architettare un complicatissimo piano per far loro leggere "Il racconto", ma ancora non ho avuto abbastanza fortuna.

Nella O'Connor non c'è solo il momento in cui irrimediabilmente vanno a cozzare contro la realtà, contro l'imprevisto: questo sarebbe ancora poco. C'è anche quel pizzico di "sale" per cui l'impatto è tutt'altro che sterile: i personaggi sono vivi, comprendono, intuiscono che dietro c'è "qualcosa", c'è un significato in tutte le cose. Quando O.E.Parker si mette a piangere capiamo bene (non c'era scritto: lo capiamo) che probabilmente non aveva mai pianto in vita sua, e intuiamo anche che mentre piange lui stesso sembra rendersene conto. La cosa colossale sta nel fatto che uno arriva all'impatto con la realtà (e dunque, possibilmente, alla Grazia) proprio attraverso il suo inseguire pensieri...!


Dicono di lei:

"I can think of no American writer who has made a more devastating use of existentialist intuition. She does so of course, without distributing manifestoes, and without leading a parade"
(Thomas Merton, in H.McClave (ed.), Women Writers of The Short Story, Prentice-Hall, 1980)

(Penso che nessuno scrittore americano abbia fatto un uso più devastante dell'intuizione esistenzialista. Lei ovviamente lo ha fatto senza redigere nessun manifesto, e senza guidare nessuna parata).


Altre strapotenti citazioni dalle lettere di Flannery:


Ancora citazioni dalle lettere:


Mary Flannery O'Connor il giorno della Prima Comunione Terminologia O'Connoriana.

  1. interleckchuls: dispregiativo di intellectuals. Notevolissimo.
  2. bidness: sinonimo di business, ma con la radice bid, offerta d'appalto, o all'asta. Da "Brava gente di campagna".
  3. greyflying: "volar grigio", di oggetti che a causa del movimento appaiono leggermente confusi (effetto "foto mossa"). Da "Il treno".
  4. psychosomatic: la O'Connor considera particolarmente odiose le malattie psicosomatiche (da "The Enduring Chill").
  5. jackleg: per similitudine a jackass (somaro, deficiente totale), intende una persona senza talenti e senza scrupoli. Da "La vita che salvi può essere la tua".
  6. nickelodeon: un juke-box (da nickel, monetina, e odeon). Forse in "Un buon uomo è difficile da trovare".
  7. berth: compartimento cuccette de "Il treno". Chissà perché...
  8. shoat: maialino. Da "Il fiume".
  9. wood-shaving curls: trecce da taglialegna (stiamo parlando di acconciature femminili). Da "Il gorilla".
  10. gunnysack: borsa per effetti personali (letteralmente, "fondina"). Da "Il pelapatate".

Altri dettagli che mi hanno colpito:

La chiesa di Milledgeville (Georgia) dove Flannery andava a Messa Alcuni racconti sicuramente interessanti - in ordine sparso:


Citazione, citazione! Dalla sua conferenza "Natura e scopo della narrativa":

Arte è una parola davanti alla quale la gente batte subito in ritirata, perché troppo altisonante. Ma io, per arte, intendo semplicemente scrivere qualcosa che sia dotato in sé di valore e di efficacia. Base dell'arte è la verità, nella sostanza come nella forma. Chi nella propria opera persegue l'arte, persegue la verità, in senso immaginativo, né più né meno. San Tommaso ha detto che l'artista si cura della bontà di quel che crea...

Chi è senza speranza non solo non scrive romanzi ma, quel che più conta, non ne legge.
Non ferma a lungo lo sguardo su nulla, perché gliene manca il coraggio. Il miglior modo per piombare nella disperazione è rifiutare ogni tipo di esperienza, e il romanzo è senz'altro un modo di fare esperienza.


Autografando il suo «Wise Blood» (in Italia: «La saggezza nel sangue»)

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