main index Il Capobanda!!! Index of UNOFFICIAL Circumvesuviana Home Page Era stata una giornata di quelle in cui il tempo sembra fermarsi. E c'era ancora quella cappa di aria calda, in stazione, con quelle luci stanche per l'afa.

Dovevo andare a Maddaloni, e faceva un caldo bestiale.

Avevo ancora davanti agli occhi il cartello in inglese, dedicato ai turisti, affisso fuori di un'autofficina meccanica della provincia di Napoli. Il testo diceva: "We work in order to welcome you again".

Evidentemente chi ha scritto quel cartellone voleva intendere: "lavoriamo per accogliervi ancora". Ed ha tradotto, più o meno, come gli suggerivano i software di traduzione automatica.

Un turista di lingua inglese, invece, strabuzzava gli occhi, e gli si leggeva in volto: "come? lavorano allo scopo di rivederci come clienti?" Si tratta di un'autofficina... dunque le riparazioni le faranno in modo che il cliente sia costretto a tornare in officina! E se ne vantano pure? Come se un medico si vantasse di lavorare in modo da farvi ammalare di nuovo...

Finalmente prendo il treno per Caserta. È un TAF, "treno ad alta frequentazione", cioè di quelli a due piani, poiché le stazioni che deve attraversare hanno i marciapiedi corti.

Qualche lingua velenosa dice - non so con quanta cognizione di causa - che siccome il regolamento delle ferrovie prevede un controllore ogni tre vagoni, era più conveniente mettere tre vagoni a due piani piuttosto che sei vagoni normali (che richiederebbero un controllore in più). Il costo di vagoni, treni, elettricità, è un costo difficilmente riducibile, perciò si risparmia (cioè si vuole risparmiare) sul personale. Per qualche strano fenomeno della natura, il personale di bordo è visto sempre come una spesa (mai come una risorsa, sempre come una spesa). Non capirò mai queste cose, per cui probabilmente non diventerò mai un manager o un direttore del personale.

Il TAF ha le tendine sfasciate, fuori appare pulito ma dentro ha quel curioso odoraccio di sedimento di migliaia di aliti e sudori, come quelle chiesine di campagna in inverno dopo l'affollata messa della domenica.

Era sera, saranno state le nove passate, una sera d'agosto col sole era già tramontato: il TAF partiva lentamente dalla stazione di Napoli centrale, semideserta, ma pareva appena partito da Rabat, perché i pochi viaggiatori avevano tutte facce extracomunitarie, con quello sguardo sfuggente, tra lo spaventato ed il sospettoso.

Mentre il treno avanza lentamente tentando di non svegliare Napoli, un tizio attraversa i corridoi in cerca di una sigaretta e di un po' di compagnia. Nessuno gliene vuole dare. Si ferma davanti ad uno degli immigrati e comincia a scherzare: "e dai, offrimi una sigaretta". Forse si conoscono: l'immigrato sta allo scherzo, e gli risponde: "tre euro!" Lui: "tre euro per una sigaretta? ma così compro tutto il pacchetto!" L'immigrato: "no, se vuoi tutto pacchetto, cinque euro!" Lui: "ma non è pieno neanche a metà!" E gli si siede davanti.

Continua: "dai, che eri anche tu a Santa Maria!" L'extracomunitario fa finta di non capire; lui insiste: "eri pure tu a Santa Maria! eri in quella a sette o in quella a due?"

L'extracomunitario continua a fare il finto tonto. Lui insiste: "dai, in quella a sette c'era da lavorare, ti dicono «pulisci le pentole!» e tu devi pulirle... invece nelle celle a due si stava bene, nessun problema, pensa che ci facevamo le canne..."

Interviene un altro, immigrato anche lui: "tu pure tu Santa Maria?"

E finalmente sono vinte le diffidenze, finalmente si può fare un po' di conversazione da salotto, e il nuovo arrivato guadagna la sua sigaretta, ed è al centro dell'attenzione.

"Santa Maria, sì, due volte, una volta nella cella a sette, e invece la seconda sono stato fortunato, cella a due! Un buon carcere!"

"Carceri calabresi invece non buoni".

"Torino, a Torino invece ci stanno pure i computer, bel carcere".

"La perquisia a te la facevano? a Salerno ce la facevano ogni 10 giorni"... "No, da noi ogni mese, e non era nemmeno seria!"

"I cubicoli ci stanno ancora? Sì, i cubicoli, le celle a due pure lì, si sta stretti ma si sta bene!"

"Pure a Melfi si sta bene... a Fuorni invece le guardie per un niente ti ammazzano di botte!"

"E tu quanto ti sei fatto? un anno, furto, spaccio? con l'indulto io mi sconto tre anni, poi comunque la comunità è meglio, anche se lì ti danno solo 15 sigarette al giorno..."

È come se parlassero di alberghi, come se parlassero delle loro vacanze. Cosa volete che siano una rapina, una rissa, qualche furto, un po' di spaccio? "Pure a Melfi si sta bene... a Torino, a Torino ci stanno pure i computer!"

Sembrano dei turisti che parlano dei villaggi vacanze dove sono andati a rilassarsi tra un "lavoretto" e l'altro.

Arrivo a Maddaloni e mi chiedo se nel treno oltre al macchinista, al capotreno e al sottoscritto ci fosse qualcun altro non pregiudicato.

Risalgo verso il viale. Gruppetti di giovani stravaccati qua e là. Negozi chiusi, qualche bar aperto, sento una vocina femminile dire eccitata "comprare qualcosa, mangiare qualcosa": mi giro stancamente per osservare quella faccia annoiata di contorno alla voce eccitata, che desidera in realtà comprare un po' di compagnia, poiché anche lo stare insieme al suo fidanzatino non le ha spento la solitudine. "Mangiare qualcosa" tanto per ammazzare la noia e la solitudine fingendo entusiasmo.

È una voglia di compagnia che non passa neppure dopo che ha scritto sull'ennesimo brandello di muro la solita sigla "T.V.B." (che pertanto devo supporre che significhi "televisionati beoti"). Il muro puzza ancora di alcool, e la ragazzina ripete come un mantra "mangiare qualcosa" al ragazzino che sembra pietrificato, come se avesse dimenticato l'esistenza del resto della realtà attorno a lui.

Facendo un gran fracasso, passa un tizio su un motorino che ride in modo sguaiato, allo scopo di farsi notare. Per qualche attimo, anziché guardare la strada, guardava verso di me. Per compassione gli assicuro la gentilezza che cerca: lo osservo, seguendolo con la testa e con un'espressione sorpresa, mentre lui si allontana continuando a ridere come una scimmia impazzita. Una mini-dose di compagnia, forse l'unica che ha avuto durante la serata: voleva farsi notare da qualcuno, e forse ha visto solo me.

Nelle case c'è gente che parla a voce alta, ma tanto alta che si sente fino in strada. Dal secondo piano una donna chiama la figlia urlandone il nome, e da qualche punto nel buio del vicolo la bambina divertita risponde "aspè!"

Maddaloni è tappezzata di chiesette: quando non passano auto, per un attimo si può sentire l'aria dei "vecchi tempi", con i tranquilli crocchi di persone per strada dopo la messa festiva. Ma quell'aria svanisce subito: passando accanto ad un'altra casa, accanto alla TV accesa che trasmette le solite volgarità (oggi l'umorismo è stato ridotto a elenco di volgarità), c'è una ragazza che a voce alta parla di argomenti importanti al suo fratellino: "...e allora il mio innamorato..."

Il mio "innamorato": a voce alta, per coprire il frastuono della televisione. Il mio "innamorato". Parla di qualcuno e lo qualifica come "innamorato" di lei: non dice «il mio "ragazzo"», non dice «il mio "fidanzato"», ma dice «il mio "innamorato"», in quell'italiano tradotto in maniera letterale dal dialetto.


Disclaimer: non sono sicuro che quanto riportato in questa pagina corrisponda alla realtà.


La perquisia, la perquisia!

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